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Materia di stelle  Artemis Continuum
2026

«Siamo un prodotto dell’evoluzione dell’universo: le stelle hanno permesso la formazione dei materiali necessari alla nascita dei pianeti e della vita. Per cui noi siamo veramente figli delle stelle.»
Come io vedo il mondo (2012) Margherita Hack.

Siamo fatti della stessa materia delle stelle.
Come spiegava Margherita Hack, gli atomi che compongono il nostro corpo — carbonio, ossigeno, ferro — nascono nei processi stellari, nelle fusioni nucleari e nelle esplosioni cosmiche. L’universo non è dunque qualcosa di distante, ma una presenza che vibra nella materia stessa di cui siamo fatti.

In questa incisione a punta secca, il cosmo si manifesta nelle linee incise, nei vuoti, nelle tracce del segno. L’opera diventa una mappa intima dell’universo, un luogo di incontro tra scienza e arte, dove l’immagine racconta la profonda connessione tra il corpo umano e il cosmo che lo ha generato.

Materia di Stelle Artemis Continuum nasce da questa consapevolezza. Ispirata alla missione Artemis II del 2026 e a due immagini iconiche della storia dell’esplorazione spaziale — Earthrise (1968), fotografata da William Anders durante Apollo 8, e l’impronta lasciata da Buzz Aldrin sulla Luna nel 1969 durante Apollo 11 — l’opera riflette sul passaggio umano, sulle tracce che lasciamo e sul ritorno alle nostre origini cosmiche. Un dialogo tra Terra e Luna, memoria e visione, corpo e universo: partire per tornare, esplorare per ricordare di essere parte di un unico flusso infinito.

Materia di stelle. Materia di Stelle Artemis Continuum è un’installazione che intreccia sogno e scienza, memoria e futuro. Un’incisione sospesa di 165 × 60 cm raffigura la Terra osservata dalla Luna: un’immagine al tempo stesso familiare e remota, in cui le figure si dissolvono gradualmente nel cielo stellato.

L’opera è inserita in una struttura lignea composta da pannelli assemblati, interamente dipinta in grigio antracite. La monocromia scura, compatta e opaca richiama l’estetica tecnologica dell’esplorazione spaziale ed evoca l’idea di dispositivo, di soglia tra osservazione e visione.

In relazione diretta con l’incisione sospesa, sul pavimento è collocata una porzione di suolo lunare ricostruito (65 × 65 cm). La base, anch’essa in legno e dipinta in grigio antracite, è una struttura modulare profonda 10 cm che accoglie direttamente la materia del suolo. La superficie, realizzata in carta riciclata e materiali polverosi, si presenta come un campo unitario, velato da una texture sottile e segnato da impronte ispirate a quelle lasciate dagli astronauti durante le prime esplorazioni lunari. Impresse nel materiale ancora umido, queste tracce evocano la presenza del corpo umano e il gesto del camminare su un terreno altro, trasformando il suolo lunare in materia poetica.

L’installazione celebra il ritorno reale dell’essere umano sulla Luna, previsto con il programma Artemis, traducendo l’eredità dell’esplorazione scientifica in un’esperienza poetica e suggerendo un ciclo continuo in cui memoria, desiderio e universo si intrecciano senza confini.

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