Gabbia di Venere

Gabbia di venere 2009 63x33x21 resina policroma, ferro

L’ opera affronta il tema del tempo in maniera ermetica, concentrando l’attenzione sul corpo di una donna in momenti diversi della sua vita. All’interno della forma è racchiusa la figura come il contenuto di un lento divenire di una vita vissuta, mentre all’esterno vi è il ricordo del suo incantevole corpo. La struttura ricorda le antiche Matrioske, l’opera infatti gioca sul dentro e il fuori, dove l’armatura esterna detta appunto Gabbia di Venere diventa il ricordo evanescente di un corpo ormai perduto. L’opera si lega anche alla memoria di un affetto che si allontana dalla frivolezza della bellezza esteriore per avvicinarsi alla figura amorevole di un’anziana che porta con se il tempo e racconta la strada saggia da seguire rivelando ciò che c’è di più grande dell’esteriorità. La mela diviene così la metafora dell’amore e della seduzione del tempo di un effimero divenire ricordando la canzone di Bacco di Lorenzo de' Medici, “Quant'è bella giovinezza, Che si fugge tuttavia! Chi vuol esser lieto, sia: Del doman non v'è certezza” allontanandosi così dall’originario simbolo del frutto.

© 2023 by Arianna Lion

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